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«Stefan Zweig è merda! E Erich Kästner è merda! E merda sono Erich Maria Remarque, Bertolt Brecht, Felix Salten, Heinrich Heine, Heinrich e Thomas Mann, e anche Albert Einstein, Sigmund Freud, Karl Marx! Tutti merda, tutti!»

Se sei un libro e senti voci rabbiose che scandiscono queste frasi, non puoi non avere paura. Non puoi non sentire l’odore del fuoco che ti mangerà le pagine. Non puoi non presentire la catastrofe che dopo i libri investirà gli uomini, ossia coloro che i libri li inventano e li leggono. Tutto questo ha una data e un luogo: 10 maggio 1933, Opernplatz, Berlino. Lì, in una notte di follia collettiva, non meno di ventimila libri finirono sul rogo. Già, proprio come si faceva con le streghe nel Medioevo.

Quella della Opernplatz è una storia che andava raccontata. Ma raccontata diversamente dal solito. Voglio dire, non come fanno un insegnante o un libro di Storia. Perché la Storia raccontata come Storia finisce nel dimenticatoio del nozionismo. Bisognava raccontarla vista dalla parte dei libri, come se i libri sentissero, amassero e soffrissero al pari degli esseri umani. Insomma, doveva essere la storia di un libro innamorato.

(da Vi racconto “Opernplatz”, in Ho un libro in testa)

 


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