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 PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA

Racconti da un mondo offeso

Editore: Bookabook

Formato: 13 x 20, brossura

Distribuzione: Messaggerie Libri

 

La storia di uno dei ventimila libri bruciati il 10 maggio 1933 nella berlinese Opernplatz. L’amicizia tra un gatto disegnato da un soldato americano e un bambino di Baghdad. L’inseguimento per mare di un vecchio gozzo di pescatori libici sulla rotta di un barcone carico di migranti. Il mondo delle mosche come parodia del mondo degli uomini. La storia di un bonsai che porta il nome dell’ultimo imperatore e viene suo malgrado coinvolto nella più grande protesta popolare della Cina moderna.

Cinque racconti dove parla ciò che normalmente non ha parola: un libro, un disegno, una barca, un insetto, una pianta. Nelle loro storie emergono l’orrore delle guerre, gli sfruttamenti, le violenze, i soprusi dei potenti. Ma anche i sogni di quella parte buona del mondo che non finisce mai di sperare.

 

 

Angelo Ricci sul suo storico blog letterario:

Sono rare le occasioni in cui una scrittura nitida e al contempo pregna di significati riesce a rappresentare il senso più intenso del narrare. Questi bellissimi Racconti da un mondo offeso di Romano Augusto Fiocchi segnano una di queste rare occasioni, occasioni che si presentano al lettore in cerca di narrazioni profonde e intense.
Se la stoffa dello scrittore si rivela dalla sua capacità di raccontare il presente trasfigurandolo nell’eternità dei sentimenti, in modo che il raccontare medesimo divenga a sua volta espressione e strumento in grado di andare oltre il tempo, allora Fiocchi è uno dei pochi narratori attuali con la stoffa dello scrittore di razza. Leggendo questi racconti il lettore si rende conto che gli stessi sono partecipi del grande fiume della letteratura europea, quella di Böll, di Dürrenmatt, di Bernhard, di Beckett. Una letteratura che è riuscita perfettamente nell’intento di raccontare gli umani al di là di loro stessi, al di là dei confini delle singole anime, sino a giungere alla definizione di un immenso affresco in cui lo straniamento si coniuga all’ineludibile domanda sul più intimo senso dell’esistenza. Leggi il seguito


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